Contraddizioni, controfigure, controvoci. Immagini, fiction e retoriche europee tra schiavismo e antischiavismo
Abstract
It
Il saggio analizza il ruolo delle immagini, della narrativa e delle retoriche discorsive europee nella costruzione culturale della schiavitù e dell'antischiavismo tra età protomoderna e Illuminismo, collocandosi nel quadro della storia culturale e visuale della diaspora africana. A partire dal paradigma dell'eyewitnessing e dal valore storiografico delle fonti iconografiche, il contributo indaga le rappresentazioni degli africani diasporici come dispositivi complessi, capaci non solo di riflettere le gerarchie coloniali ma anche di produrre ambivalenze, controfigure e contro-narrazioni all'interno della cultura europea. Il saggio ricostruisce, in prospettiva diacronica, la trasformazione dei codici visuali e retorici legati alla rappresentazione dell'alterità africana, mostrando come simboli, convenzioni iconografiche e modelli narrativi possano mutare significato in relazione ai mutamenti storici, economici e morali prodotti dall'espansione della tratta atlantica e dal successivo sviluppo del dibattito abolizionista. Particolare attenzione è dedicata al dialogo tra immagini, pamphlettistica, letteratura e teatro nella costruzione di discorsi schiavisti e antischiavisti e nella progressiva affermazione di un linguaggio fondato sull'universalità della dignità umana. In questa prospettiva, il saggio evidenzia come l'instabilità semiotica delle rappresentazioni – tra stereotipo, empatia e controdiscorso – costituisca un elemento chiave per comprendere le contraddizioni interne della cultura europea tra colonialismo, Illuminismo e nascita delle sensibilità antischiaviste.
En
This article examines the role of images, fiction, and rhetorical discourses in shaping European cultural constructions of slavery and anti-slavery from the early modern period to the Enlightenment, within the broader framework of cultural and visual history of the African diaspora. Drawing on the concept of eyewitnessing and on the historiographical value of visual sources, the study investigates representations of diasporic Africans as complex cultural devices capable not only of reflecting colonial hierarchies but also of generating ambivalence, counter-figures, and counter-narratives within European culture. The article reconstructs, from a diachronic perspective, the transformation of visual and rhetorical codes related to the representation of African otherness, showing how symbols, iconographic conventions, and narrative models shifted in meaning in response to historical, economic, and moral changes linked to the expansion of the Atlantic slave trade and to the later development of abolitionist debates. Particular attention is devoted to the interaction between images, pamphlet literature, narrative fiction, and theatre in shaping pro-slavery and anti-slavery discourses and in fostering the gradual emergence of a language grounded in the universal dignity of humankind. Within this framework, the article highlights how the semiotic instability of representations – oscillating between stereotype, empathy, and counter-discourse – represents a key element for understanding the internal contradictions of European culture between colonialism, Enlightenment thought, and the rise of anti-slavery sensibilities.
Il saggio analizza il ruolo delle immagini, della narrativa e delle retoriche discorsive europee nella costruzione culturale della schiavitù e dell'antischiavismo tra età protomoderna e Illuminismo, collocandosi nel quadro della storia culturale e visuale della diaspora africana. A partire dal paradigma dell'eyewitnessing e dal valore storiografico delle fonti iconografiche, il contributo indaga le rappresentazioni degli africani diasporici come dispositivi complessi, capaci non solo di riflettere le gerarchie coloniali ma anche di produrre ambivalenze, controfigure e contro-narrazioni all'interno della cultura europea. Il saggio ricostruisce, in prospettiva diacronica, la trasformazione dei codici visuali e retorici legati alla rappresentazione dell'alterità africana, mostrando come simboli, convenzioni iconografiche e modelli narrativi possano mutare significato in relazione ai mutamenti storici, economici e morali prodotti dall'espansione della tratta atlantica e dal successivo sviluppo del dibattito abolizionista. Particolare attenzione è dedicata al dialogo tra immagini, pamphlettistica, letteratura e teatro nella costruzione di discorsi schiavisti e antischiavisti e nella progressiva affermazione di un linguaggio fondato sull'universalità della dignità umana. In questa prospettiva, il saggio evidenzia come l'instabilità semiotica delle rappresentazioni – tra stereotipo, empatia e controdiscorso – costituisca un elemento chiave per comprendere le contraddizioni interne della cultura europea tra colonialismo, Illuminismo e nascita delle sensibilità antischiaviste.
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This article examines the role of images, fiction, and rhetorical discourses in shaping European cultural constructions of slavery and anti-slavery from the early modern period to the Enlightenment, within the broader framework of cultural and visual history of the African diaspora. Drawing on the concept of eyewitnessing and on the historiographical value of visual sources, the study investigates representations of diasporic Africans as complex cultural devices capable not only of reflecting colonial hierarchies but also of generating ambivalence, counter-figures, and counter-narratives within European culture. The article reconstructs, from a diachronic perspective, the transformation of visual and rhetorical codes related to the representation of African otherness, showing how symbols, iconographic conventions, and narrative models shifted in meaning in response to historical, economic, and moral changes linked to the expansion of the Atlantic slave trade and to the later development of abolitionist debates. Particular attention is devoted to the interaction between images, pamphlet literature, narrative fiction, and theatre in shaping pro-slavery and anti-slavery discourses and in fostering the gradual emergence of a language grounded in the universal dignity of humankind. Within this framework, the article highlights how the semiotic instability of representations – oscillating between stereotype, empathy, and counter-discourse – represents a key element for understanding the internal contradictions of European culture between colonialism, Enlightenment thought, and the rise of anti-slavery sensibilities.
Keywords:
Iconografia della schiavitù; rappresentazioni della diaspora africana; cultura visuale europea; discorsi schiavisti e antischiavisti; Illuminismo e antischiavismo; Iconography of slavery; representations of the African diaspora; European visual culture; pro-slavery and anti-slavery discourses; Enlightenment and anti-slavery
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